Prometeo incatenato

 

La leggenda del Prometeo Incatenato è qui riportata non perché riguardi Siracusa direttamente, ma a commento ed esplicazione della bella scultura di Biagio Poidimani “il Prometeo Incatenato” che si trova nei pressi della zona archeologica dove insistono l’Ara di Ierone, il Teatro Greco e l’Orecchio di Dionisio.

Statua del Prometeo a Siracusa, nei pressi dell'ingresso della zona archeologica

Statua del Prometeo a Siracusa, nei pressi dell’ingresso della zona archeologica

Narra Esiodo che Prometeo, figlio del Titano Giapeto, era il più furbo ed intelligente dei Titani.

Fu lui che, dopo averle acquisite dalla dea Atena, a sua volta insegnò agli uomini le arti e le scienze: astronomia, matematica, metallurgia, architettura, arte della navigazione, non sarebbero state patrimonio dell’umanità senza il suo aiuto. Anche la salvezza del genere umano, che Zeus adirato voleva distruggere, avvenne per un suo intervento.

Un giorno Prometeo fu chiamato ad arbitrare una contesa riguardante le parti di un sacrificio animale che dovevano essere riservate agli dei.

Nel suo intento di favorire gli uomini, furbescamente Prometeo confezionò con la pelle del toro socrificale due sacche: in una, ben nascosta dentro il poco appetibile stomaco, inserì le parti carnee migliori dell’animale, nell’altra tutte le ossa, ma ben nascoste sotto uno spesso strato del grasso dell’animale.

Chiese quindi a Zeus di scegliere la sacca da riservare agli dei. L’egoista Zeus, ingannato dalla vista del grasso, scelse la sacca piena di ossa. Da allora negli altari gli uomini bruciarono come sacrificio agli dei solo ossa.

Accortosi però dell’inganno, non potendo più cambiare idea, al colmo dell’ira, tolse agli uomini il fuoco cosicché non potessero più mangiare carne cotta.

Prometeo allora rubò dal  carro del sole dell’Olimpo una piccola brace e la nascose all’interno di una canna; si recò quindi sulla terra e la donò agli uomini, restituendo loro il benefico fuoco.

Zeus questa volta non perdonò Prometeo e, sempre più furente, lo incatenò ad una rupe delle montagne del Caucaso dove ogni giorno veniva straziato da un’aquila che gli divorava il fegato che, a sua volta, ogni notte ricresceva.

Solo dopo moltissimo tempo e strazianti sofferenze, con il consenso di Zeus, Prometo fu liberato da Ercole.

Narra ancora Esiodo che Zeus decise di punire per questo anche gli uomini. Comandò quindi ad Efesto di creare un impasto con terra ed acqua, dargli forze e sembianze umane e creare un essere ad immagine delle dee immortali. Alle stesse dee comandò di insegnarle le arti domestiche e la tessitura e di darle la bellezze; ad Ares, messaggero degli dei, accompagnatore dei defunti nell’Ade, protettore dei commercianti e dei ladri, comandò di donarle un animo spudorato ed ingannevole.  Nacque così Pandora, la capostipite delle donne, destinata a portare sventura ai laboriosi uomini.
Fu Pandora che, aprendo per curiosità la giara di terracotta in cui Zeus aveva raccolto tutti i mali, portò sventure, malattie e lutti all’umanità (il famoso “vaso di Pandora”).

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